Diga di Casanuova sul fiume Chiascio – Valfabbrica (PG)

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Diga di Casanuova sul Chiascio, Valfabbrica (PG)

Opere di stabilizzazione e messa in sicurezza del versante destro dell’invaso e del manufatto di presa

Appalto integrato

Per la messa in sicurezza del versante destro dell’invaso e del manufatto di presa, nel presente appalto di progettazione ed esecuzione, sono stati previsti una serie d’interventi con l’intento di opporsi al movimento di versante in atto per ottenerne la stabilizzazione.

In particolare, si è provveduto alla la realizzazione di un’opera di contenimento (banchinatura) costituita da un rilevato di materiale granulare compattato, addossato alla zona frontale della dorsale in movimento. Il rilevato nella sua configurazione finale occupa in pianta un’area di circa 12 ettari (compresa la tura di protezione dell’area di cantiere). L’altezza massima del rilevato di stabilizzazione sulla fondazione è di 43 m. Gli inerti per la costruzione del rilevato, pari a circa 2.300.000,00 mc, da realizzarsi con due tipi di materiale con caratteristiche geotecniche differenti (Classi A-B e C), sono stati reperiti all’interno dell’alveo del fiume Chiascio, in cave da individuare e coltivare a monte dello sbarramento.

Le scarpate del rilevato (circa 54.000,00 mq) sono state tutte protette contro l’azione del moto ondoso, ovvero del ruscellamento, a seconda dei casi, mediante geocomposito costituito da rete metallica a doppia torsione zincata e plastificata accoppiata con geostuoia tridimensionale polimerica. Inferiormente al “pacchetto”, è stato applicato un geotessile nontessuto con funzioni di filtro. La configurazione del rilevato di stabilizzazione ha reso necessaria la modifica di alcune opere accessorie dello sbarramento, già realizzate al fine di salvaguardarne la funzionalità.

Il manufatto di presa dall’invaso realizzato con i lavori della diga è stato preservato dalle azioni indotte dal rilevato di contenimento mediante la realizzazione di una struttura cementizia ad U rovesciata (“sarcofago”), che avvolgerà sui tre lati liberi il corpo preesistente rimanendone totalmente svincolato. Detta struttura di salvaguardia, con piedritti di spessore 2,5÷3,5 m e traverso superiore di 3,0 m, è stata poggiata su due plinti di dimensioni ciascuno 7,8x 3×3,3 m circa.

Il “sarcofago” è stato chiuso frontalmente da un elemento cementizio strutturalmente indipendente, avente sezione retta a trapezio, con larghezza delle basi di 4,1 e 6,35 m, altezza 11,24 m e sviluppo complessivo 17,40 m; su tale elemento sarà innestata la condotta di derivazione dall’invaso mediante un giunto telescopico. Una condotta di acciaio di diametro interno di 3 m, spessore 4mm, posta all’interno del rilevato, assicurerà il collegamento fra l’invaso e l’opera di presa originaria. Il tracciato della tubazione, di sviluppo complessivo pari a 155,3 m, avrà origine dal giunto a cannocchiale posto nel “sarcofago”.

La funzionalità dello scarico di fondo originario verrà salvaguardata mediante la sopraelevazione di circa 24 m della soglia all’imbocco, dagli attuali 268,05 m s.m. a 292,0 m s.m., quota quest’ultima superiore di 1,5 m rispetto al piano finito del rilevato di contenimento in adiacenza dell’opera. La trasformazione predetta sarà attuata con la realizzazione, all’interno dei muri di sostegno dell’originario manufatto in corrispondenza del secondo e terzo concio, di un condotto verticale di diametro 6,60 m e spessore 2,74 m conformato in sommità secondo il profilo Creager, munito alla base di un breve tronco di artificiale posto in piano, lungo 7,5 m con sezione a ferro di cavallo di dimensioni 7,68 x 6,60 m, atto ad assicurare la continuità idraulica con la esistente galleria. Gli ultimi 2,72 m dell’artificiale predetta avranno sagoma interna divergente per favorire il flusso idrico, con termine immediatamente a monte dell’esistente portale di accesso, presidiato da panconatura mobile. La funzionalità di quest’ultima è stata salvaguardata innalzandone dalla quota 288,00 alla 290,50 m s.m. il piano di manovra e prolungando di conseguenza le vie di corsa dei diaframmi.

Altri provvedimenti marginali, ma non di minor spessore, completano il progetto, e precisamente:

  • consolidamenti colonnari D 600 mm, con tecnica del deep mixing (circa 12.000,00 ml);
  • fondazioni con pali speciali ad elevata portanza (micropali ) D 90/260 mm (circa 17.000 ml);
  • condotte di derivazione provvisoria con tubazioni di acciaio D 1.000 e D 1.500 sp. 8,9 mm (circa 800 ml);
  •  interventi per la stabilizzazione delle scarpate naturali sul fronte della zolla in movimento con rete metallica a doppia torsione (circa 16.000 mq);
  • deviazione del fosso di Tragino con tecniche d’ingegneria naturalistica;
  • strumentazione di misura e controllo.